STORIA DEI BANCHI

 

Nei primi decenni del Cinquecento l’usura era largamente diffusa in molte zone del Mezzogiorno. Per far fronte a questa realtà sorse, su iniziativa di due cittadini napoletani, una pia istituzione che concedeva alla povera gente prestiti su pegno per piccole somme (meno di 10 ducati) senza interesse, in conformità ai canoni della Chiesa che vietavano l’usura. Era il 1539 ed era nato quello che di lì a poco avrebbe preso la denominazione di Monte di Pietà. Fu la prima di una serie di iniziative che, di lì a pochi anni, diede luogo al fiorire di analoghe attività.

I Governatori della Casa Santa dell’Annunziata, resisi conto che il mantenimento delle numerose opere pie (orfanotrofio, ospedale, educandato) richiedeva mezzi notevoli e, sperando di trarre buoni utili dall’esercizio dell’attività bancaria, istituirono nel 1587 il Banco Ave Gratia Plena o Banco della Santissima Annunziata.

Il Banco di Santa Maria del Popolo, legato alla omonima chiesa, fu istituito il 31 gennaio del 1589, in seguito al permesso che il Viceré di Napoli diede di fondare un Mons Incurabiles, un monte dei pegni con lo scopo di fornire capitali alle attività dell’ospedale che faceva parte del complesso.

Alla fondazione del Banco dello Spirito Santo si giunse nel 1590, quando i governatori dell’opera pia che amministrava il conservatorio (asilo) per le figlie delle prostitute pensarono di accrescere le rendite con l’attività di banco. Con un capitale di 18 mila ducati chiesero così la facoltà di aprire una pubblica cassa di deposito e di circolazione che venne concessa con Regio Assenso del Viceré, Duca di Miranda. La sede fu posta nei locali dello stesso conservatorio, in via Toledo, nei pressi della Porta Reale.

Nel 1592 l’antica Opera Pia di Sant’Eligio, convinta dell’utilità che la gestione di un banco pubblico avrebbe apportato agli istituti di beneficenza da essa governati (la chiesa, l’ospedale e il conservatorio), ne aprì gli sportelli in un quartiere di Napoli dove più vivace era il movimento commerciale: il Mercato. La nuova istituzione favorì l’attività dei mercanti che, grazie ad un più comodo uso della fede di credito, poterono meglio sviluppare i loro affari.

Si deve, invece, all’iniziativa del viceré don Pedro de Toledo l’istituzione di una chiesa e un ospedale destinati alla cura degli infermi spagnoli indigenti. Chiesa e ospedale furono riuniti in un’unica istituzione che prese il nome di Santa Casa e Chiesa di San Giacomo e Vittoria per il cui sostentamento fu creato, nel 1597, il Banco di San Giacomo e Vittoria.

Nel 1563 un avvocato, il cui nome non ci è stato tramandato, impietosito dal caso di un uomo imprigionato per un piccolo debito, decise con alcuni amici di istituire la pignorazione senza interesse in favore dei carcerati. Ottenuta la concessione di alcuni locali nell’edificio della Vicaria (Castel Capuano, sede del tribunale), dette vita al Sacro Monte dei Poveri che più tardi (1600) prese il nome di Monte e Banco dei Poveri.

L’ultimo dei banchi a nascere fu, nel 1640, il Banco del Santissimo Salvatore, costituito con fini speculativi dai Governatori della gabella della farina, che era stata arrendata, ossia ceduta in garanzia ai creditori dello Stato. Essi ottennero dal viceré l’autorizzazione ad aprire banco asserendo che i banchi pubblici erano insufficienti alle numerose operazioni di riscossioni e pagamenti. Il Banco del Salvatore, che all’inizio si limitò in effetti alle operazioni riguardanti la gestione della gabella, successivamente abbracciò anche quelle di deposito e di anticipazione su pegno. Il Banco fu l’unico degli otto istituti bancari napoletani a non avere vincoli con istituzioni pie.