Scene d’Archivio

Il mondo del teatro incontra le storie contenute nei volumi dell’Archivio.
Gli inediti spettacoli – tratti da episodi del passato cittadino, documentati dalle carte dell’Archivio Storico – sono prodotti dalla Fondazione stessa e interpretati dalla cooperativa En Kai Pan.

Tre gli spettacoli che sono stati realizzati per la messa in scena, avvenuta nei mesi di ottobre, novembre e dicembre nel suggestivo scenario dell’Archivio e che saranno replicati nei prossimi mesi in altre storiche location partenopee.

Crudele d’Amor

Si racconta l’omicidio di Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa e il processo di Carlo Gesualdo principe di Venosa, marito di Maria, proiezione della sua coscienza tormentata.
Una storia partenopea per eccellenza, un mondo di delitti d’onore tra personaggi reali ed inventati per restituire in scena una tragedia che non dimentica i lati comici.

 

La Repubblica di Utopia
Luisa Sanfelice e Serafina Vargas sono due personaggi a tutto tondo, il primo celebre e raccontato anche da Alexandre Dumas, il secondo quasi sconosciuto.
Serafina Vargas è infatti una creatura d’Archivio, in quanto una delle grandi storie (nonché una grande donna) nata prettamente dai documenti.
La trasposizione teatrale mette in scena le storie d’amore che si intrecciano con le vicende della repubblica napoletana del 1799.
“ Durante i cinque mesi della Repubblica la grande utopia è quella di reinventare la città allo scopo di renderla un luogo in cui coltivare il sogno della felicità sulla terra.” (Il Denaro, 17 novembre 2015)
Accompagna la rappresentazione la musica del ‘700 napoletano, originalmente rivisitata in chiave contemporanea, a sottolineare un passato che ancora chiede di essere interpretato.

 

Commedia in tempo di peste
Sempre ambientata durante il periodo della peste, la commedia mette in scena la vita di Capitan Matamaros, ovvero il celebre attore Fiorillo, colui che per primo impersonò Pulcinella in teatro, nella storica stanza di San Giovanni dei Genovesi, nell’attuale via Medina a Napoli.
Ai tempi della peste del 1656 il grande attore capuano perde il lavoro, e, rimasto in città con Arlecchino, sfrutta ogni occasione per recitare.
Una commedia sullo sfondo di un periodo tragico, che ha però arricchito Napoli di numerose vicende, di cui c’è testimonianza in Archivio. Quella di Capitan Matamaros è una di queste.