SEDE

Chi, trovandosi nella antica Napoli, imbocca la ca­ratteristica e “tumultuosa” via dei Tribunali, lascian­dosi alle spalle la mole di Castel Capuano, è colpito da un palazzo di stile cinquecentesco, con ampio portale che reca il numero civico 213.

 

È Palazzo Ricca, la sede della Fondazione Banco di Napoli e del suo Archivio Storico. L’edificio dispone, su quattro piani, di circa 330 stanze che raccolgono le scritture patrimoniali ed apodissarie dei banchi pubblici napoletani. Nelle scaffalature di ciascuna stanza prendono posto in alto i volumi di bancali; seguono i giornali copiapolizze, le pandette, e, in basso, i libri maggiori. Le sue stanze prendono il nome dal banco di cui contengono i documenti.

 

Le sale del palazzo, originariamente sede del Monte e Banco dei Poveri, furono affrescate da valenti maestri del XVIII secolo. Ancora oggi una stanza presenta gli arredi in legno usati nei secoli XVI-XIX, mentre nelle sale al secondo piano sono visibili gli affreschi settecenteschi originali. Nel cortile si erige invece una grandiosa cappella disegnata da G. Caracciolo.

Per la realizzazione dell’altare, nel 1672, fu chiamato lo scultore Giovanni Mozzetti. Da una polizza del 1684 risulta, invece, che Dionisio Lazzari realizzò le balaustre e le sopracornici di marmo di Palermo e di Trapani ad ornamento dell’altare, mentre Antonio Picci eseguì la balaustrata, intorno al presbiterio, di marmo giallo e verde antico, utilizzati anche nel pavimento. Nel 1673, Luca Giordano affrescò la lamia e dipinse un quadro sull’altare maggiore, mentre poco più di dieci anni dopo Francesco Solimena dipinse i due quadri raffiguranti l’Annunciazione e la Natività. Inoltre, a seguito di lavori di restauro nel 1971, nel cortile sono stati ritrovati i resti di antiche mura greche e di un grosso frammento di pavimento tardo romano, visibili da una teca nel cortile del palazzo.

 

La distribuzione delle scritture tra i vari locali è stata compiuta concentrando in ogni stanza tutti i documenti relativi ad un certo numero di anni, tenendo conto del peso e delle dimensioni di buona parte dei documenti che gravano sulla struttura. Le grade (scale) secondarie del Palazzo che portano ai vari piani sono opera dell’architetto e nobile napoletano Ferdinando Sanfelice che le realizzò tra il 1734 ed il 1736.

 

Nel 1751, sotto la direzione dell’ingegnere Gaetano Buonocore, fu posto l’orologio realizzato in maiolica. Esso è incorniciato da due lesene con capitello di ordine composito, dall’architrave del registro inferiore della facciata della chiesa e dalla cornice mistilinea, aggettante al centro, nella parte superiore. I colori utilizzati per le maioliche dell’orologio sono il bianco, il giallo e l’azzurro.

 

Dell’originaria costruzione cinquecentesca oggi restano solo gli archi della scala, sulla sinistra del cortile, mentre l’edificio fu interamente ristrutturato negli anni compresi tra il 1739 e il 1773 e la facciata venne rifatta, nel 1772, su disegno di Gaetano Barba, a seguito delle lesioni causate soprattutto, dalla vicinanza del corso d’acqua del Carmignano. Alla sommità del portale vi è uno stemma con le armi del Sacro Monte.