Inaugurazione della mostra fotografica ASCARELLI UN NOME E UNA STORIA LUNGA 150 ANNI Presentazione del volume scritto da Nico Pirozzi “GIORGIO ASCARELLI IL VISIONARIO CHE INVENTÒ (IL) NAPOLI”
LA MOSTRA
Napoli e il Napoli. Sono sostanzialmente queste le linee guida della mostra fotografica Ascarelli. Un nome e una storia lunga 150 anni, promossa e finanziata dall’Associazione Memoriæ – Museo della Shoah, curata dal giornalista e saggista Nico Pirozzi. Più in generale si tratta di un racconto per immagini (provenienti da fondi pubblici e privati) incentrato sulla vicenda politica, umana, economica, culturale e sportiva di una delle famiglie che più delle altre condizionò positivamente la storia di Napoli negli anni compresi tra l’ultimo decennio dell’800 e i primi trent’anni del ’900.
Icona di quel periodo è sicuramente Giorgio Ascarelli, il fondatore e primo presidente dell’A.C. Napoli, di cui quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita. E sono proprio gli anni dell’esordio della compagine calcistica azzurra, unitamente a quelli che rimandano alla costruzione dello stadio Vesuvio (voluto e finanziato da Giorgio Ascarelli, e dalla vedova Bice Diena donato al club, dopo la prematura scomparsa del marito) a occupare molti pannelli della mostra.
Di particolare interesse è anche la documentazione – in gran parte proveniente dall’Archivio di Stato di Napoli – che racconta del “sovversivo” Giorgio Ascarelli, sottoposto a un’asfissiante sorveglianza da parte di Polizia e Carabinieri, dopo essere entrato a far parte del Comitato esecutivo della “Unione Socialista napoletana”, ala dissidente della Federazione socialista napoletana. Ciò, senza dimenticare quel che per l’economia della città (e più in generale per l’Italia) ha rappresentato l’azienda tessile Ascarelli, che con un fatturato di 20 milioni di lire (maturato nei primi anni del ’900) e occupando circa 400 persone, era ritenuta – a giusta ragione – una delle più ricche ed efficienti dell’intera Europa.
IL LIBRO
Geniale, generoso, visionario e finanche sovversivo. Sono tantissimi gli aggettivi che possono coniugarsi con il nome di Giorgio Ascarelli, l’industriale tessile che, nell’agosto 1926, fondava la prima vera società calcistica nata all’ombra del Vesuvio, lasciando in eredità a migliaia di tifosi uno stadio da ventimila posti: la prima e unica arena sportiva che il club azzurro abbia posseduto nella sua quasi secolare storia. Ma la breve e intensa avventura umana e sportiva del primo presidente e fondatore dell’A.C. Napoli fu anche quella di una famiglia di imprenditori, che con la loro genialità e un innato senso di giustizia sociale contribuirono a edificare una nuova e inedita immagine di Napoli. Un’icona lontana anni luce da quella città che, solo pochi anni prima veniva ritratta come «vergogna della nazione, Sodoma e Gomorra di tutti i vizi pubblici e privati, Babilonia di camorristi tracotanti e di amministratori disonesti».
Un paradigma che non ebbe mai modo di allignare nei Magazzini Ascarelli, dove la filosofia di vita era sostanzialmente identica a quella che, quasi mezzo secolo più tardi, Adriano Olivetti sintetizzerà nella locuzione «La fabbrica per l’uomo, e non l’uomo per la fabbrica».
Poco più in là, c’è la mirabile storia di un mecenate attento ai bisogni di quell’infanzia senza sogni e senza futuro, di cui Napoli godeva il poco invidiabile primato. Senza dimenticare quella dello sportivo, brillante e talentuoso, che, in anticipo sui tempi, riuscì a imprimere una svolta in senso manageriale in un mondo sino ad allora caratterizzato dal dilettantismo e dall’improvvisazione.
