{"id":11719,"date":"2022-07-29T07:28:14","date_gmt":"2022-07-29T07:28:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionebanconapoli.it\/archivio\/?page_id=11719"},"modified":"2022-08-01T09:27:17","modified_gmt":"2022-08-01T09:27:17","slug":"guida-ai-fondi-degli-antichi-banchi-pubblici-napoletani","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionebanconapoli.it\/archivio\/guida-ai-fondi-degli-antichi-banchi-pubblici-napoletani\/","title":{"rendered":"DESCRIZIONE DEL PATRIMONIO"},"content":{"rendered":"[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; oblique_section=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; css_animation=&#8221;&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1659346032681{margin-bottom: 15% !important;}&#8221;]<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<strong>Archivio Storico<\/strong> \u00e8 parte integrante della <strong><u>Fondazione Banco di Napoli<\/u>.<\/strong> \u00a0Oltre alla documentazione risalente alla nascita dei <strong><u>Banchi napoletani di et\u00e0 moderna<\/u><\/strong>, conserva anche i documenti prodotti dal <strong><u>Banco\u00a0 delle Due Sicilie<\/u><\/strong> e dal <strong><u>Banco di Napoli<\/u><\/strong>, a testimonianza della continuit\u00e0 storica che lega la citt\u00e0 e il Mezzogiorno al suo Banco che \u00e8 detto di Napoli non solo per mera indicazione geografica, ma anche perch\u00e9 esprime il senso di appartenenza dell&#8217;Istituto radicato nel suo territorio e legato alla sua popolazione.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><u>Banco di Napol<\/u>i<\/strong> si \u00e8 sempre posto quale volano dell&#8217;economia meridionale. Le sue vicende storiche travalicano i secoli: dalla seconda met\u00e0 del XVI secolo operarono gli otto banchi di et\u00e0 moderna, nel <strong>1808<\/strong> nacque il <strong><u>Banco delle Due Sicilie<\/u><\/strong>, che nel <strong>1861<\/strong> prese il nome di <strong><u>Banco di Napoli<\/u> <\/strong>che fu <strong>istituto di emissione<\/strong> dall&#8217;Unit\u00e0 d\u2019Italia fino al 1926, allorch\u00e9 il servizio venne unificato presso la Banca d&#8217;Italia e il <strong><u>Banco di Napoli<\/u><\/strong> divenne istituto di credito di diritto pubblico.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Dismessa l&#8217;attivit\u00e0 di emissione, il Banco seguit\u00f2 la sua normale opera di intermediazione creditizia attraverso lo sconto, l&#8217;anticipazione, i conti correnti, la cassa di risparmio, il Monte di Piet\u00e0, le rimesse degli emigrati e le sezioni di credito speciali: il credito agrario e il credito fondiario. Dal secondo dopoguerra l&#8217;Istituto assunse l&#8217;esercizio del credito industriale, di quello all&#8217;esportazione e di quello alle opere pubbliche. Infine nel<strong> 1990 <\/strong>il Banco \u00e8 divenuto una <strong>Fondazione<\/strong> con fini di interesse pubblico e utilit\u00e0 sodale &#8211; soprattutto nel Mezzogiorno &#8211; per ci\u00f2 che attiene alla ricerca scientifica, all&#8217;istruzione, all&#8217;arte e alla sanit\u00e0.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso di cinque secoli il Banco ha prodotto e conservato una significativa quantit\u00e0 di documenti, rappresentando oggi l&#8217;archivio storico economico pi\u00f9 antico e pi\u00f9 grande del mondo. \u00a0Istituito con decreto 19 novembre 1819 e ospitato nelle oltre 200 stanze del cinquecentesco <strong>Palazzo Ricca<\/strong> e dell&#8217;attiguo settecentesco <strong>Palazzo Cuomo<\/strong>, l&#8217;Archivio Storico ha sede in Via Tribunali, uno degli antichi decumani della citt\u00e0 di Napoli.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">I documenti conservati presso l&#8217;Archivio si distinguono in quelli prodotti dai <strong><u>Banchi napoletani di et\u00e0 moderna<\/u><\/strong> (met\u00e0 del XVI secolo sino al 1808), dal <strong><u>Banco delle Due Sicili<\/u>e<\/strong> (1809-1861) e dal <strong><u>Banco di Napoli<\/u><\/strong>, dall&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia al 1989.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Elemento fondamentale dell\u2019attivit\u00e0 creditizia fu la <strong><u>fede di credito<\/u><\/strong>, un titolo che i banchi si obbligavano a cambiare a vista in moneta metallica a chiunque lo esibisse alla cassa: di questo i banchi emittenti erano gli unici debitori. La fede di credito, accettata come contante, emessa da un notaio e contenente la causale del suo rilascio, comportava la liberazione del debito alla sua consegna.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Le diverse tipologie documentarie, costituitesi nel corso di cinque secoli, formano due grandi sezioni: quella apodissaria e quella patrimoniale. Le principali scritture della <strong><u>Sezione<\/u><\/strong><u> <strong>apodissaria<\/strong><\/u> sono le <strong><u>Pandette<\/u><\/strong>, i <strong><u>Libri Maggiori<\/u> <\/strong>e i<strong> <u>Giornali copiapolizze<\/u><\/strong>. Questi volumi servivano a registrare le operazioni effettuate con le <strong><u>fedi di credito<\/u><\/strong> o suoi succedanei (<strong><u>polizze<\/u><\/strong>, <strong>polizzini<\/strong>).<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza del ruolo svolto dalle fedi di credito, l\u2019esigenza di custodirle scrupolosamente e di consentire in ogni momento la facile ricerca del titolo originale, fecero s\u00ec che per il servizio apodissario venisse adottato uno speciale sistema di scritture. La chiave di volta era rappresentata dalle <strong><u>pandette<\/u><\/strong>, indice nominativo della clientela del Banco che recava anche un numero corrispondente alla pagina del <strong><u>libro maggiore<\/u><\/strong>, ove veniva registrato il conto intestato al cliente.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La contabilit\u00e0 nei <strong><u>libri maggiori<\/u><\/strong> era distinta in <em>dare<\/em> e <em>avere<\/em>. La conservazione avveniva, infatti, ordinando le fedi di credito per data di estinzione e infilzandole in uno spago di canapa munito di punteruolo di ferro. Le <strong>filze<\/strong> cos\u00ec formate venivano sospese a pioli in legno conficcati nelle travi del soffitto delle stanze dell\u2019Archivio.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rendere pi\u00f9 agevole e rapida la ricerca, le fedi e le polizze estinte venivano scrupolosamente trascritte sui <strong><u>giornali copiapolizze<\/u><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Si calcola che i documenti relativi alle <strong><u>scritture apodissarie<\/u><\/strong> dei <strong><u>banchi di et\u00e0 moderna<\/u><\/strong> costituiscano un complesso di oltre 190.000 unit\u00e0; di circa 100.000 unit\u00e0 \u00e8 la consistenza del fondo apodissario del <strong><u>Banco delle Due Sicilie<\/u><\/strong> e di circa 40.000 quella del <strong><u>Banco di Napoli<\/u><\/strong>, sino al 1894 allorch\u00e9 con la riforma del sistema contabile furono abolite <strong><u>le scritture apodissarie<\/u><\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il materiale afferente agli antichi banchi \u00e8 stato inventariato ed \u00e8 consultabile sia in forma cartacea, presso la <strong><u>Sala Studio<\/u><\/strong> dell\u2019Archivio Storico, sia interrogando il database disponibile online (<a href=\"https:\/\/a4view.archiviobanconapoli.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><u>https:\/\/a4view.archiviobanconapoli.com\/<\/u><\/strong><\/a>). In Sala Studio sono, inoltre, disponibili alcuni repertori e trascrizioni di documenti tratti dalle filze di diversi banchi.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><u>Sezione Patrimoniale<\/u><\/strong> \u00e8 meno numerosa, ma non per questo meno importante in quanto conserva i documenti attinenti alla vita interna dei Banchi relativamente ai secoli XVI-XIX.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Archivio venne riorganizzato durante la gestione di <strong>Nicola Miraglia<\/strong> (1896-1926) che, con ordinanza del 18 ottobre 1906, disponeva che gli uffici del Banco conservassero la documentazione da archiviare riferendosi ad un&#8217;apposita pianta d&#8217;archivio, dettata allo scopo di salvaguardare la continuit\u00e0 delle unit\u00e0 archivistiche per la loro pi\u00f9 corretta conservazione. Le sezioni di tale pianta erano relative alle dotazioni mobili e immobili dell&#8217;Istituto; alle leggi e ai regolamenti del Banco; e all&#8217;attivit\u00e0 specifica esercitata. Dagli uffici prendevano, quindi, il nome i fondi di archivio: <strong>Emissione<\/strong>, <strong>Collocamento dei fondi<\/strong>, <strong>Titoli<\/strong>, <strong>Rappresentanti e Corrispondenti<\/strong>, <strong>Contenzioso<\/strong>, <strong>Credito<\/strong> <strong>Fondiario<\/strong>, <strong>Servizio<\/strong> <strong>Emigrati<\/strong>, <strong>Servizio Personale<\/strong>, <strong>Cassa di Risparmio<\/strong>, <strong>Affari diversi<\/strong>, <strong>Organi deliberanti<\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre sono stati inventariati i fondi riguardanti l\u2019attivit\u00e0 delle <strong>Filiali<\/strong>, la <strong>corrispondenza<\/strong> <strong>di alcuni Direttori Generali del Banco<\/strong>, i <strong>Danni di guerra<\/strong>, il <strong>Servizio Tecnico Speciale<\/strong>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il materiale che abbia soggiornato per un periodo non inferiore ai 40 anni presso l&#8217;archivio di deposito \u00e8 confluito presso l&#8217;Archivio Storico, cui \u00e8 demandata la tutela del patrimonio storico-aziendale<\/p>\r\n[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;11725&#8243; 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